
Cominciamo da oggi a trattare il tema di chi è il bibliotecario e partiamo da uno scritto di Luigi De Gregori (nella foto, Roma 2 maggio 1874 - Roma 4 ottobre 1947), uno fra i massimi bibliotecari italiani, sulla figura del del bibliotecario tratto dalla "Rivista delle Biblioteche", 1 n.1 (marzo 1947), pp. 3-13. L'articolo sarà pubblicato a puntate...
Buona Lettura
Il bibliotecario, 1. parte
"Chi concepisce ancora la figura del bibliotecario secondo l'abusato cliché d'un occhialuto vecchio in papalina assorto da mattina a sera nella cura della conservazione e dell'incremento della sua Biblioteca, costui non conosce neppure di vista una biblioteca moderna, la sua funzione, i suoi bisogni, i suoi fini. Conservazione e incremento sono sì, anche oggi, alla base delle attività d'ogni bibliotecario, ed ancora lo ricollega a quei pittoreschi predecessori lo spirito di dedizione che, nell'esercizio dei due compiti, lo fa rinunziare ad attività più attraenti; ma altre e diverse e di più largo giro sono quelle a cui un bibliotecario è oggi chiamato. Chi non le conosce o, conoscendole, non le sente fatte per sè, costui, pel bene delle biblioteche e pel suo, scelga un altro mestiere.
Non basta esser lo studioso o il professionista d'una disciplina, o il «divoratore di libri» e neppure il bibliografo o il bibliofilo nel senso più proprio delle parole per potersi riconoscere le attitudini al bibliotecariato se, insieme, non si considerano i libri gli strumenti d'un complesso lavoro da organizzare a servizio degli altri, di quanti più altri sia possibile, nel modo più pratico possibile. Il lavoro di biblioteca, veduto dal di fuori, non dà a nessuno l'idea di quel che sia in realtà e di quel che possa costare di operosità, di esperienze, di accorgimenti, d'iniziative. Anche nel concetto di persone molto colte è raro che quel lavoro sia considerato diverso da quello del materiale mettere e mantenere in ordine i libri, e che il parteciparne o il dirigerlo non sia ritenuto il godimento d'una specie di otium cum dignitate. Si riconosce appena la perizia e l'utilità del bibliotecario quando si ricorre a lui d'urgenza pure a costo, certe volte, di rivelare le proprie lacune culturali. Allora, sì, che par d'aver fatto la scoperta del bibliotecario! Ma passato il momento del pronto soccorso si torna a credere irraggiungibile la propria superiorità dottrinale e a sentirsi a un livello molto più alto di quello dei bibliotecari.
Qui scit ubi sit scientia, scientiae est proximus dice un vecchio adagio. Questa prossimità, accresciuta quotidianamente dalla padronanza che s'acquista della propria biblioteca e dal contatto che si prende con libri del più vario scibile, rende al bibliotecario così familiare l'uso delle fonti da farlo diventare l'abituale intermediario, spesso addirittura il collaboratore degli studi altrui. E tutti sanno che la competenza professorale in questa o quella disciplina più che da profondità speculativa viene per lo più dalla conoscenza pronta e aggiornata della bibliografia che la riguarda. Perciò le esercitazioni pratiche che si fanno tra i libri delle biblioteche di Facoltà o dei Gabinetti scientifici sono più essenziali per la formazione dei futuri docenti che il volo del verbo lanciato dalle cattedre e l'imparaticcio delle dispense..."
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