Il Bibliotecario, 2. parte
Tuttavia, una delle doti più tipiche del bibliotecario è, o dovrebbe essere, la modestia. L'immensità dell'apparato di scienza da cui egli si vede circondato sviluppa generalmente in lui questa dote ricordandogli in ogni momento, meglio che a chiunque altro, quanto sia grande il vuoto del proprio sapere: cioè, come confessava Socrate, quanto sia grande la propria ignoranza. Chi non ambisce alla superiorità che questa cosciente modestia può conferirgli non ha l'animo di bibliotecario. Sia detto ciò con buona pace di qualche giovane bibliotecario che appena entrato in biblioteca s'atteggia a piccolo «grand'uomo» quasi che il semplice contatto con l'ambiente libresco bastasse a infondergli il sapere che non ha; e ostenta arie di sufficienza per certe inevitabili applicazioni iniziali proprie del mestiere che ha scelto. Non è più possibile, oggi, che un bibliotecario legga, come faceva Magliabechi, tutti i libri che acquista: ma tra questo e il far passare un libro ...